Etiopia: dichiarazione dell’Alto Rappresentante a nome dell’Unione europea sulla crescente escalation del conflitto in Etiopia e sulle implicazioni per la regione

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L’Unione europea è allarmata per la continua escalation della violenza in Etiopia e per l’aumento delle tensioni regionali, in particolare tra Etiopia ed Eritrea. Ciò rischia di innescare un conflitto regionale più ampio, con gravi conseguenze per la pace e la stabilità nell’intero Corno d’Africa.

L’UE chiede un’immediata de-escalation su tutti i fronti e invita tutte le parti coinvolte ad astenersi da azioni o dichiarazioni che possano contribuire ad accrescere le tensioni. Le parti dell’Accordo sulla cessazione permanente delle ostilità (CoHA) dovrebbero rinnovare il proprio impegno per la sua piena attuazione, nel quadro dell’Unione africana.

È imperativo rispettare il diritto internazionale umanitario. I civili devono essere protetti in ogni momento e deve essere garantito un accesso umanitario senza ostacoli.

L’UE ribadisce con fermezza che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti gli Stati devono essere rispettate. Gli attori esterni dovrebbero astenersi da ogni forma di ingerenza, utilizzare la propria influenza per prevenire un’ulteriore escalation e promuovere soluzioni politiche e il dialogo diplomatico.

L’UE resta impegnata a favore della stabilità regionale, della cooperazione pacifica e dell’integrazione economica nel Corno d’Africa. Siamo pronti a sostenere gli sforzi diplomatici volti a promuovere un dialogo significativo e una risoluzione pacifica dei conflitti.

 

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Vice Ministro Cirielli alla Conferenza su InCE e ricostruzione Ucraina

Il Vice Ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, è intervenuto oggi presso l’Istituto Sturzo alla conferenza dedicata al contributo della cooperazione regionale e dei progetti economici transnazionali alla sicurezza dell’Europa, alla ricostruzione dell’Ucraina e al processo di adesione all’Unione Europea. La Conferenza è organizzata dalla Presidenza di turno rumena dell’Iniziativa Centro Europea (InCE), di cui l’Italia ospita il Segretariato Esecutivo, e dall’Ambasciata di Ucraina a Roma.

Cirielli ha sottolineato il ruolo dell’InCE quale piattaforma di dialogo e cooperazione tra Paesi membri dell’UE, Paesi dei Balcani e partner orientali candidati all’adesione, confermando il sostegno italiano all’Iniziativa anche in vista della prossima Presidenza ucraina. Il Vice Ministro ha ribadito, in particolare, l’importanza strategica dell’inclusione del processo di allargamento europeo a Balcani occidentali, Europa orientale e Caucaso in un contesto geopolitico delicato come quello attuale.

Connettività, diversificazione delle fonti energetiche e progressivo allineamento agli standard europei sono stati infine indicati come elementi centrali dell’impegno del nostro Paese per sostenere la ricostruzione dell’Ucraina e accompagnarne il percorso di integrazione europea, anche attraverso la Cooperazione allo sviluppo italiana e strumenti come il Fondo InCE, incardinato presso la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e finanziato dall’Italia. Il tutto, nel quadro di un’assistenza bilaterale civile a Kyiv che, dal 2022 a oggi, è stata superiore ai 3,2 miliardi di euro.

 

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Dichiarazione della Media Freedom Coalition in occasione del ventesimo anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaya

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Il 7 ottobre di vent’anni fa, la giornalista investigativa e corrispondente della Novaya Gazeta, Anna Politkovskaya, è stata assassinata a Mosca a seguito dei suoi servizi giornalistici, tra cui quelli sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia.

I membri della Media Freedom Coalition firmatari del presente documento chiedono alle autorità russe di assicurare alla giustizia tutti i responsabili del suo assassinio, ivi compresi coloro che lo hanno ordinato. L’impunità per i crimini contro i giornalisti e gli operatori dei media non può prevalere.

Negli ultimi vent’anni, le autorità russe hanno sistematicamente eroso la libertà dei media e il giornalismo indipendente. A partire dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina nel 2022, le repressioni si sono intensificate drasticamente. Il 172° posto su 180 paesi occupato dalla Russia nell’Indice mondiale della libertà di stampa del 2026 riflette le gravi pressioni esercitate sui giornalisti. Le repressioni comprendono la designazione di giornalisti e testate giornalistiche come “agenti stranieri” e di organizzazioni come “indesiderabili”, nonché minacce, intimidazioni, detenzioni, procedimenti giudiziari, processi penali in contumacia, lunghe pene detentive e l’adozione della cosiddetta «legge sulla morte civile».

Siamo solidali con i giornalisti e gli operatori dei media che, nonostante la censura, i procedimenti giudiziari, la legislazione restrittiva, l’esilio forzato e gli atti di repressione transnazionale, continuano a documentare la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, nonché la corruzione, la repressione e le violazioni dei diritti dell’uomo.

Chiediamo alla Federazione Russa di consentire ai giornalisti e agli operatori dei media di operare in libertà e in sicurezza, di rilasciare tutti coloro detenuti o incarcerati ingiustamente e di porre fine alla persecuzione e alla criminalizzazione transnazionale dei giornalisti. Le autorità russe devono porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, garantire che chi ordina, favorisce o compie attacchi risponda delle proprie azioni e rispettare i propri obblighi internazionali in materia di diritti dell’uomo, ivi compreso il diritto alla libertà di espressione.

 

Firmato:

  • Australia
  • Austria
  • Belgio
  • Canada
  • Cile
  • Cechia
  • Danimarca
  • Estonia
  • Finlandia
  • Francia
  • Germania
  • Ghana
  • Grecia
  • Islanda
  • Irlanda
  • Italia
  • Giappone
  • Lettonia
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Nuova Zelanda
  • Norvegia
  • Portogallo
  • Sierra Leone
  • Slovacchia
  • Slovenia
  • Spagna
  • Svezia
  • Svizzera
  • Ucraina
  • Paesi Bassi
  • Regno Unito

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Washington, Al via la mostra “Art and Life in Imperial Rome. Trajan and his Time”

Il 25 settembre 2026, l’Ambasciata d’Italia a Washington ha aperto le porte alla mostra “Art and Life in Imperial Rome. Trajan and His Times”, una raccolta di statue e affreschi romani dedicata alla figura dell’imperatore Traiano.

Questo progetto, sostenuto dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e patrocinato dal Ministero della Cultura, in collaborazione con la National Italian American Foundation, si avvale di importanti prestiti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN).

L’inaugurazione, alla quale ha preso parte il Segretario Generale, Amb. Riccardo Guariglia, insieme al Deputy Secretary of State, Michael Rigas, ed alla presenza di altri esponenti di rilevo dell’Amministrazione, delle istituzioni culturali, del corpo diplomatico e della collettività italiana e italoamericana, si è incentrata sull’alto valore simbolico della statua “Traiano da Minturno”, proveniente dal MANN e collocata al centro dell’atrio dell’Ambasciata, nella cornice contemporanea opera dell’Architetto Piero Sartogo.

La mostra, visitabile fino al 31 gennaio 2027, rappresenta il punto di arrivo di una serie di iniziative promosse per celebrare il 250mo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana.

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Kabul, Presentazione “Women Business Prize Afghanistan”

L’Ambasciata d’Italia a Kabul ha ospitato un’esperienza italiana di eccellenza: il “Women Business Prize Afghanistan”, istituito da NOVE Caring Humans, ente del terzo settore, presentato dalla Vice Presidente Susanna Fioretti alla comunità diplomatica del Processo di Doha e ai rappresentanti dell’Ufficio della Banca Mondiale a Kabul, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dell’Ufficio ICE in Qatar, competenti per l’Afghanistan.

Dopo la pubblicazione di un primo bando nel 2025, che ha registrato vasto interesse presso l’imprenditoria femminile in Afghanistan e che ha condotto alla premiazione di tre donne attive in progetti locali, il Premio punta nel 2026 a un nuovo formato operativo, con l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito e l’accesso ai mercati internazionali.

“Valorizzare e far conoscere queste significative esperienze di engagement nel settore privato, conferma l’attenzione del Governo italiano all’inserimento sociale ed economico delle donne afgane, in linea con la nostra partecipazione al Gruppo di lavoro sul settore privato a guida Nazioni Unite del Processo di Doha per l’Afghanistan” ha dichiarato l’Ambasciatrice Sabrina Ugolini.

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Dichiarazione congiunta in occasione dell’anniversario del ripristino delle restrizioni delle Nazioni Unite nei confronti dell’Iran e ad esso relative

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Il testo della seguente dichiarazione è stato diffuso dai Governi degli Stati Uniti d’America, dell’Albania, dell’Argentina, dell’Australia, dell’Austria, del Bahrein, del Belize, della Bosnia, della Bulgaria, del Canada, della Colombia, della Croazia, di Cipro, della Repubblica Ceca, della Danimarca, della Repubblica Dominicana, dell’Estonia, degli Stati Federati di Micronesia, della Finlandia, della Francia, della Germania, della Grecia, dell’Ungheria, dell’Islanda, dell’Irlanda, di Israele, dell’Italia, del Giappone, della Lettonia, della Liberia, del Liechtenstein, della Lituania, delle Isole Marshall, della Moldova, del Montenegro, del Marocco, della Nuova Zelanda, della Macedonia del Nord, della Norvegia, di Palau, di Panama, del Paraguay, della Polonia, del Portogallo, della Repubblica di Corea, della Romania, di San Marino, della Slovacchia, della Slovenia, della Spagna, della Svezia, dei Paesi Bassi, di Trinidad e Tobago, dell’Ucraina, del Regno Unito e dello Yemen.

Il 27 settembre 2025 (alle ore 20:00 EDT), sei risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR) – 1696 (2006), 1737 (2006), 1747 (2007), 1803 (2008), 1835 (2008), 1929 (2010) – sono rientrate in vigore a seguito del completamento del processo di “snapback”. La Francia, la Germania e il Regno Unito hanno avviato tale processo in risposta alla persistente e significativa mancata esecuzione da parte di Teheran degli impegni nucleari assunti nell’ambito del Piano d’azione globale congiunto (PACG).

A un anno di distanza, noi, gli Stati firmatari dell’Iniziativa di sicurezza contro la proliferazione (PSI) elencati di seguito, ribadiamo il nostro impegno a proseguire l’attuazione di tutti gli obblighi pertinenti elencati nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ripristinate.

Ribadiamo inoltre che la Dichiarazione sui principi di interdizione del 2003 (2003), sottoscritta da tutti i partecipanti alla PSI, afferma la nostra adesione a tutte le norme e i quadri giuridici internazionali pertinenti, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ci impegniamo inoltre, in linea con i nostri obblighi derivanti dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a continuare ad adottare misure – nel rispetto delle pertinenti normative nazionali e internazionali e dei relativi impegni – volte a impedire la fornitura, la vendita o il trasferimento all’Iran di articoli, materiali, attrezzature, beni e tecnologie che potrebbero contribuire ad attività nucleari sensibili dal punto di vista della proliferazione o allo sviluppo di sistemi di lancio di armi nucleari, nonché a far rispettare le restrizioni relative alla fornitura, alla vendita o al trasferimento di armi e materiale correlato da o verso l’Iran.

I nostri paesi ribadiscono inoltre il proprio impegno a garantire che vi siano autorità giuridiche e capacità interne sufficienti per contrastare le attività dell’Iran sensibili dal punto di vista della proliferazione. Più concretamente, ci impegniamo a (1) adottare misure efficaci per impedire la vendita, la fornitura e il trasferimento, diretti o indiretti, da e verso l’Iran, di beni provenienti dai territori firmatari della PSI o che transitano attraverso di essi, che potrebbero contribuire alla realizzazione di armi di distruzione di massa, dei relativi vettori (compresi gli UAV) e dei materiali e beni correlati soggetti alle restrizioni sulle armi delle Nazioni Unite ripristinate; (2) adottare procedure semplificate per facilitare il rapido scambio tra i partner della PSI di informazioni rilevanti riguardanti le attività di proliferazione dell’Iran; (3) ove necessario, continuare a riesaminare le nostre normative nazionali per garantire l’efficacia delle nostre misure; e (4) intraprendere azioni specifiche e adeguate a sostegno degli sforzi di interdizione relativi alle attività di proliferazione dell’Iran.

Accogliamo con favore tutti gli sforzi a livello nazionale volti ad adempiere ai nostri obblighi derivanti dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché le attività pertinenti che sostengono il nostro obiettivo di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, come quelle legate all’operazione “Economic Outcast”.

Esortiamo tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite ad attuare queste risoluzioni e ribadiamo le preoccupazioni di lunga data della comunità internazionale riguardo al programma nucleare dell’Iran. Continueremo a coordinare i nostri sforzi di contrasto alla proliferazione per contrastare qualsiasi tentativo da parte dell’Iran di intraprendere azioni vietate dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite volte a riprendere lo sviluppo dei propri programmi nucleari o sui missili balistici. Esortiamo l’Iran a tornare a rispettare i propri obblighi in materia di non proliferazione, a cooperare pienamente con l’AIEA e a rispondere alle preoccupazioni della comunità internazionale in materia di proliferazione.

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Comunicato Congiunto Italia-USA sulla riunione della Coalizione Globale anti-ISIS/DAESH a Roma il 1 ottobre 2026

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Il testo della seguente dichiarazione è stato diffuso dai Governi degli Stati Uniti d’America e della Repubblica Italiana.

Il 1° ottobre 2026 l’Italia ha ospitato a Roma, e ha co-presieduto con gli Stati Uniti, una riunione ad hoc della Coalizione globale anti Daesh/ISIS, alla quale hanno partecipato i direttori politici e alti funzionari diplomatici.

I partner della Coalizione si sono congratulati con l’Iraq e la Siria per il successo dell’Operazione Inherent Resolve (OIR) per reprimere l’ISIS/Daesh. La conclusione del mandato dell’OIR in Iraq rappresenta una vera vittoria degli sforzi collettivi della Coalizione e della determinazione del governo iracheno nel continuare ad adempiere alla propria responsabilità di garantire che il gruppo non possa riorganizzarsi. Per quanto riguarda la Siria, ci rallegriamo del fatto che la Coalizione abbia in Damasco un partner che riconosce la minaccia rappresentata dall’ISIS/Daesh ed è determinato a collaborare con la Coalizione per contrastarla. La sicurezza duratura in entrambi i paesi dipenderà dal rafforzamento di istituzioni statali inclusive e sovrane, in grado di rappresentare e proteggere tutte le comunità, affinché possano partecipare su un piano di parità al futuro del proprio paese.

I partecipanti hanno ribadito il ruolo della Coalizione come strumento per rafforzare la stabilità dell’Iraq e della Siria e hanno sottolineato come il sostegno internazionale dovrebbe concentrarsi sul potenziamento delle capacità di entrambi i Paesi nel contrastare l’ISIS/Daesh e nel prevenire le rivendicazioni e le divisioni che l’ISIS/Daesh ha storicamente sfruttato. I membri della Coalizione hanno espresso la propria disponibilità a collaborare strettamente con i governi di Siria e Iraq per raggiungere questo obiettivo e hanno annunciato investimenti per un totale di oltre 75 milioni di dollari destinati a sostenere le esigenze antiterrorismo della Siria, ad aumentare la capacità di detenzione, a garantire i servizi igienico-sanitari e a fornire assistenza alle popolazioni sfollate e detenute sia in Iraq che in Siria.

Il governo siriano ha evidenziato le principali priorità nella lotta al terrorismo e le lacune da colmare con il sostegno internazionale, mentre l’Iraq ha ribadito il proprio ruolo di guida nella lotta contro l’ISIS/Daesh.

 

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